Read The Turning Point by Klaus Mann Sherri L. Frisch Online


The eldest son of Thomas Mann sketches this group portrait of the Mann family. The Manns were the first intellectuals to leave Nazi Germany and to organize a resistance movement. Klaus Mann became a leading writer in the fight against Nazism....

Title : The Turning Point
Author :
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ISBN : 9780910129145
Format Type : Paperback
Number of Pages : 412 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

The Turning Point Reviews

  • Claudia
    2019-02-28 18:12

    3,8 Sterne. Rezi folgt.

  • BrokenTune
    2019-03-13 19:06

    "The baby carriage is the paradise lost. The only happy period in our life is that part of it we spent asleep. There is no happiness where there is memory. To remember things means to yearn for the past. Our nostalgia begins with out consciousness."I nearly started this post pointing out again that Klaus Mann's literary output has always suffered from being overshadowed by the works of his father. But really, whilst this is true, I don't want to lead the discussion into a comparison of Klaus and Thomas because I personally have a much higher regard for Klaus' writing. He was a master satirist, a sensitive observer, and at the same time he had a passion for making a point.The Turning Point is partly a memoir and partly a historical sketch describing both the Mann household and the political and social events that shaped the family and the first half of the 20th century. Klaus' wit shines through at the beginning of the book, but the latter parts are full of his disdain of German politics during the rise of Nazism, which eventually lead him to be utterly frustrated with German society which cast him out and which he could not return to. Even on his return to Germany from exile at the end of the war, he could no longer fit in - because people had changed. There was no going back.I highly recommend this book to anyone who has an interest in the Mann family or the detail of political and cultural life in Germany during the 1920s and 30s. My recommendation does, however, come with a caveat: I did get the impression that Klaus was not the most reliable of narrators. It is not that I felt he was deliberately misleading, but in the first instance, he was a novelist and a dramatist, and I got the impression that at times poetic licence may have prevailed over research or analysis.Still, it is a a fascinating read and we do get to find out why Thomas Mann was referred to as "the magician":"He came to see us at bedtime - a rare event in itself! - and developed his proposed strategy. The decapitated guest, he suggested, wasn't really so frightful. He tried to get the better of us by sheer bluff. "Just don't look at him when he comes again!" he advised us. "Then he'll probably vanish. If he still annoys you ask him politely to beat it. Tell him that a children's bedroom is no place for a decent phantom to hang out and that he should be ashamed of himself. This may be enough to get rid of him, but if he still hesitates, you may warn him that your father is very irritable and just doesn't like to have ugly spooks in his house. At this point he'll disappear without making any more fuss. For it is a well-known fact in ghostly circles that I can make myself very unpleasant, indeed."We followed his advice and the spook presently dissolved. It was an imposing proof of Father's almost superhuman insight and influence. From that time on we began to call him "Zauberer" - magician."

  • Armin Hennig
    2019-03-06 13:08

    67/100 Nicht schlecht, aber schrecklich schlampig. Natürlich kann man in die Verwandlung vom großbürgerlichen Roman über politische Gesellschafts-Reportage zur schlichten Montage von Briefen vor dem lange angedeuteten Selbstmord so etwas wie ein Konzept von der Entfaltung eines Talents bis zum Verstummen des Schriftstellers hinein lesen, aber vermutlich haben eher die ausgeblendeten Lebensumstände dazu beigetragen, dass der Wendepunkt im weiteren Fortschreiten immer verhudelter wirkt. Ansonsten typische Söhnchenliteratur, sprich Ausbeutung eigener Leiden und des ererbten bzw. durch den gesellschaftlichen Status der Eltern erreichten und um Angehörige der eigenen Generation erweiterten Bekanntenkreises durch die komplette Schriftstellerkarriere.Peter Viertel hat diese Gattung auf ihren Gipfel geführt, Bernward Vesper ist ehrlicher beim Austragen der Konflikte mit dem Vater und dem Umgang mit der eigenen Drogenkarriere*, aber selbst wenn man KM zugute hält, dass man manche Sachen besser für sich behält, wenn man sich um eine amerikanische Staatsbürgerschaft bemüht oder nicht ohne väterliche Beihilfen auskommen kann, bleibt der Wendpunkt eine insgesamt unbefriedigende Lektüre, gelegentliche Höhepunkte verstärken sogar noch diesen Eindruck. (Ausführliche Rezi mit Einordnung in den Kontext folgt, hoffentlich, bald) *zugegeben eine Generation später und in einem anderen gesellschaftlichen Umfeld

  • Steffi
    2019-02-21 13:05

    Bewertung aus der Erinnerung: Mir gefiel das Buch damals sehr, weil es teilweise auch um die Emigrantenszene geht. Und weil man viel über die Kultur der 20er Jahre erfährt. Tolles Zeitzeugnis!

  • Eduardo
    2019-03-08 20:11

    Another wonderful book of Germany & the US in the 1930s & 40s, I really admire Mr. Mann and his "exile" due to the Nazis, he & his sister Erika were unique and fascinating individuals. KM's prose, he wrote The Turning Point in English, is so accessible, clear and introduces us to other famous writers, poets, thinkers of that time and also gives an assessment, from a German point of view, of the shadow that Hitler cast on Europe. This book is worth reading and put alongside a book shelf full of the works of the friends of Klaus Mann: W H Auden, C Isherwood, S Spender, Carson McCullers, L Mcniece, Andre Gide, & others.

  • Liedie
    2019-03-11 17:17

    Klaus Mann erzählt nicht nur aus seinem Leben, er zieht zugleich eine Bilanz der Zeit- und Kulturgeschichte des 20. Jahrhunderts. Ein bewegendes und spannendes Zeitdokument!

  • Marina
    2019-03-21 20:57

    Recensione originale: libro, l’autobiografia di Klaus Mann, è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1942 e originariamente scritto in inglese. L’edizione tedesca è stata riveduta e ampliata dallo stesso autore e, anziché fermarsi al 1942, arriva fino al 1945. Pubblicata in Germania dopo la morte dell’autore, approda in Italia grazie al Saggiatore con il titolo La svolta: Storia di una vita. Ignoro se l’edizione italiana sia stata tradotta dall’inglese o dal tedesco, ma vedo online che conta appena 463 pagine contro le 738 dell’edizione tedesca, il che mi fa pensare che sia stata tradotta dalla versione inglese, la quale ha ben 300 pagine in meno rispetto alla tedesca.Klaus Mann, figlio secondogenito di Thomas Mann, è nato nel 1906 e morto suicida nel 1949. Ha vissuto moltissimi anni negli Stati Uniti, auto-esiliatosi subito dopo l’avvento al potere di Hitler. Il Reich gli tolse la cittadinanza tedesca e fu per un po’ apolide, per poi ricevere la cittadinanza dall’allora Repubblica Ceca e acquisire in seguito la cittadinanza americana, da lui molto desiderata.Klaus ha sempre avuto un rapporto molto stretto con la sorella Erika, di appena un anno maggiore, tanto che spesso si presentavano come gemelli. Molto si è scritto di Klaus Mann: che sarebbe stato il “figlio fallito” di Thomas Mann, che sarebbe stato in conflitto con il padre a causa della propria omosessualità dichiarata, che non ci sarebbe stato alcun punto di svolta nella sua vita… Tutto questo, a parer mio, perde d’importanza di fronte alla portata artistica e di documento storico e biografico di questa autobiografia, scritta quando l’autore non aveva ancora 40 anni. Del resto non vi è praticamente traccia di queste (oserei dire morbose) questioni nel libro di Klaus Mann, per cui non vedo perché dovrei stare a trattarle qui, anche perché se proprio vi interessano troverete un sacco di articoli in proposito.Come scrive il nipote Frido Mann nella postfazione, questa autobiografia si può dividere in tre parti che affrontano tre tematiche principali: l’infanzia e il rapporto con la sua famosa famiglia, la carriera di scrittore e infine l’impegno politico e militare contro il Terzo Reich.La prima parte dedicata all’infanzia e all’adolescenza è scritta in un registro ironico piacevolissimo da leggere. Klaus parla del rapporto con i genitori, con i nonni materni e paterni, con i suoi cinque fra fratelli e sorelle, con i suoi compagni di scuola e amici. Naturalmente per il lettore riveste o può rivestire particolare interesse la parte che riguarda il padre, il famoso premio Nobel Thomas Mann. E tuttavia non è questo rapporto il tema principale dell’autobiografia, e se vi interessa la storia della famiglia Mann dovrete cercare altrove. Klaus parla con molto affetto dei suoi familiari e ci racconta che loro bambini avevano un soprannome per ciascuno, per esempio il padre era “il Mago”. Racconta diversi aneddoti della storia di famiglia e delle sue prime amicizie, racconta soprattutto il clima che si respirava in casa e fuori, che sostanzialmente era un clima come dicevo affettuoso, seppure non idilliaco, naturalmente.Crescendo, Klaus conosce innumerevoli persone comuni e innumerevoli personalità della cultura del tempo. Alla fine del libro c’è un indice analitico con tutti i personaggi menzionati, e vi dico solo che è lungo 7 pagine scritte fitte. La maggior parte dei nomi sono famosi o famosissimi, ma sono talmente tanti che sarebbe davvero inutile fare degli esempi. Pensate solo alle personalità della letteratura, del teatro, della politica, della musica di quell’epoca: Klaus conosceva tutti o quasi, naturalmente soprattutto in ambito di lingua tedesca, ma non solo. Infatti Klaus ed Erika viaggiarono molto da ragazzi, facendo anche un giro intorno al mondo, e conobbero così importanti personalità anche di altri paesi, ad esempio francesi e americani. Erika stessa si sposò in seconde nozze con il famoso poeta W. H. Auden, un matrimonio di comodo per entrambi affinché la donna potesse ottenere la cittadinanza britannica dopo essere stata privata di quella tedesca.Klaus parla dunque dei suoi rapporti con scrittori, attori e altri personaggi della cultura e della politica, con molti dei quali intreccia veri rapporti di amicizia. Al contempo ci parla della sua nascente carriera di scrittore all’ombra dell’ingombrante nome del padre, da cui la paura di essere pubblicato solo per il suo cognome, mentre invece pian piano cominciano a emergere i veri talenti letterari del giovane autore. Klaus ha scritto innumerevoli libri oltre a questa autobiografia, ma ai più risulta ad oggi sconosciuto, soprattutto in Italia. Nella postfazione invece Frido Mann ci dice che all’inizio degli anni Ottanta si ebbe in Germania un vero e proprio boom, una tardiva riscoperta di Klaus Mann come scrittore, dopo essere stato ignorato in patria per tutto il dopoguerra. Una personalità troppo scomoda nella Germania post-nazista? Chiaramente antifascista ma mai comunista, Klaus era tuttavia malvisto nei circoli culturali della Germania del dopoguerra, ragion per cui non vide mai un singolo romanzo pubblicato in patria dopo la guerra e morì praticamente dimenticato in patria. Questo almeno ci dice Frido Mann nella postfazione.All’avvento del nazismo, inizialmente Klaus sottovaluta le potenzialità pericolose di Hitler, che un giorno vede in un caffè, seduto proprio accanto a lui, e che descrive come «un ometto antipatico, ma certamente innocuo». Tuttavia poco tempo dopo sarà tra i primi a capire la pericolosità di Hitler e della sua politica, tanto che già nei primi anni Trenta scriverà che, se non si fosse fermato subito Hitler, nel giro di un paio d’anni il prezzo sarebbe stato altissimo, sarebbe costato milioni di vite umane. Profetico, o forse solo una persona che riusciva a vedere oltre.Nel 1942-43 Klaus cerca di entrare nell’esercito americano e infine ci riuscirà, seppure con difficoltà e con tempi lunghi. Gli verrà conferita la cittadinanza americana e finalmente potrà arruolarsi e andare a combattere in Europa, dove passa molto tempo in Italia, Francia e Germania, partecipando alla liberazione. Klaus sembra quasi risorgere una volta entrato nell’esercito: ce ne accorgiamo particolarmente bene perché gli ultimi due capitoli, quelli aggiunti nell’edizione tedesca, sono composti da diari e lettere. Prima di entrare nell’esercito Klaus parla spessissimo di «desiderio di morte», in seguito sembra una persona nuova, forse perché, come dice Frido Mann nella postfazione, è riuscito a trovare una sua dimensione all’interno di un ambiente sociale, anziché essere costantemente solo (pur se circondato di amici) come lo era stato prima e come lo sarà dopo.Di morte e soprattutto di suicidio si parla tantissimo in questo libro: moltissimi saranno i parenti e gli amici morti per suicidio, e Klaus stesso si suiciderà nel 1949 dopo un tentativo fallito appena pochi mesi prima. I suicidi degli amici lasciano Klaus completamente sconvolto, tuttavia in parte li comprende perché lui stesso ha sempre sentito questo richiamo della morte, seppure non sempre con la stessa intensità. In particolare Klaus si trova di fronte a innumerevoli suicidi durante il periodo del nazismo, perché molti non riuscirono a sopportare l’esilio, trovandosi senza patria: avevano perso la vecchia patria e non riuscivano a fare del nuovo posto in cui vivevano una nuova patria. Per non parlare del fatto che molti artisti tedeschi furono costretti al silenzio dal regime e inevitabilmente condannati all’oblio.Per concludere posso dire che questa autobiografia riveste un interesse particolare, e secondo me non soltanto per chi conosca Klaus Mann come scrittore (io stessa non lo conoscevo affatto, e mi sono imbattuta in questo libro solo grazie a un mercatino dell’usato quando vivevo in Lussemburgo), e non solo per chi ami Thomas Mann (dato che come ho sottolineato questo libro solo parzialmente e brevemente parla davvero del padre). Questo libro, secondo me, può risultare interessante per chiunque sia interessato a conoscere la storia sociale e artistica del periodo tra le due guerre, e in particolar modo per chi sia interessato alla lettura di un libro molto ben scritto e affascinante sia per i temi affrontati che per lo stile. Dunque, mi sento di consigliare caldamente la lettura dell’autobiografia di Klaus Mann a chiunque rientri in queste categorie. Non credo che ve ne pentirete.

  • Clothilde
    2019-03-19 17:08

    amazing! what a interesting life...

  • Timo
    2019-02-22 15:23

    Voor mijn negentiende verjaardag kreeg ik Klaus Mann's Mephisto cadeau van mijn vader, hij had het in zijn jonge jaren met plezier gelezen. Ik vond het een aardig boek. De thematiek, het leven in de vrijpostige Weimar-republiek en de contrasterende striktheid van het daarop volgende nazi-regime, sprak me aan omdat ik net de 'Berlijnse boeken' van Christopher Isherwood had verslonden. Na het volgen van een vak over autobiografische ruimte kocht ik dit boek bij Dit was ongeveer zeven jaar geleden. Een schrijver die ik met plezier had gelezen en een historische periode die me aanstond; wat kon er misgaan? Ik wilde zelfs mijn bachelorscriptie over exil-schrijvers schrijven. Vol goede moed begon ik aan deze dikke pil, maar ik strandde op pagina 300. Ik vond het mooi, maar het lukte me niet om verder te lezen. Inmiddels ging mijn scriptie over dierkwellende spelen en besloot ik dat dikke pillen niet voor mij waren. Het lag niet aan het boek, het lag aan mij.Deze zomer ging ik op vakantie in Italië, naar een villa in een prachtige streek, waar weinig te doen was. De uitgelezen mogelijkheid om die doorn in mijn oog, dat halfgelezen prachtige boek, dat maar dik stond te zijn in mijn boekenkast, eindelijk uit te lezen. Om deze jeugdzonde compleet uit te wassen, begon ik helemaal opnieuw. Nu heb ik hem dus uit en ik snap meer dan ooit waarom ik dit boek heb laten liggen.De eerste 300 bladzijden gaan over de jeugd van Klaus Mann, het gezin Mann, met alle fabels die je bij een schrijversfamilie verwacht. De Tovenaar, Thomas Mann, is een amusant karakter en het incident met de oppas, de beschrijvingen van de grootouders en familiegasten zijn ronduit komisch. Dit alles terwijl de dreigende wolken van het nationaal-socialisme bijeen drijven. Maar dan gaat het mis. Het is dat ik die vakantie weinig te doen had, maar ik zou zo wéér gestopt zijn. Klaus Mann is de zoon van de grote schrijver, de Nobel-prijswinnaar, en wil duidelijk maken dat hij zijn eigen leven vormgeeft, de schaduw van zijn vader ontloopt. Dit doet hij door een lange lijst te geven van mensen die hij kent. Soms weet hij de tijdsgeest prikkelend te beschrijven of is zijn beeld van de toekomst akelig correct, maar het middenstuk duurt veel te lang. Het is een sterk staaltje name dropping. Ik moest er doorheen ploegen en pas in het laatste hoofdstuk, dat voornamelijk uit brieven bestaat, wordt het weer te behappen. Hij dient dan in het Amerikaanse leger en filosofeert over de toekomst. Het bezoek aan zijn uitgebrande ouderlijk huis, waarin een jonge zwerfster woont, is prachtig geschreven. Voor mij hoeft Klaus Mann niet te bewijzen dat hij Thomas Mann niet is, ik heb immers nooit wat van Thomas Mann gelezen. Natuurlijk wordt een mens beïnvloed door zijn omgeving, zijn vrienden, kennissen en grote voorbeelden, maar ik had graag wat meer gelezen over zijn persoonlijke leven. Zonder het nawoord te lezen zou je niet kunnen bevroeden dat hij er in 1949 zelf een eind aan maakte. Ik snap mezelf van zeven jaar terug. Dit is een mooi boek, maar echt voor de liefhebber of de kenner.

  • Bruce
    2019-02-19 13:05

    Klaus Mann, the novelist son of literary great Thomas Mann, was not yet 40 when he wrote this autobiography, but he had lived through some of the most tumultuous times in European and world history by then, including World War I, the period of wild inflation in Germany, the roaring twenties in both Europe and America (including Prohibition in the U.S.) the Great Depression, the rise of Hitler, and the beginning of World War II. As a member of a great literary family (his uncle was novelist Heinrich Mann), he had the opportunity to travel in the highest literary and social circles of the day, from Berlin and Munich to Paris and London to New York and Los Angeles. He knew all of the acclaimed writers of Europe and many in England and the U.S. His sister Ericka, an actress, also gave him an entrance to the worlds of the theater and film. His great novel MEPHISTO reflects the rise of Nazism in Germany, but the candor of this memoir also reveals how shockingly the Germans allowed Hitler and his gangs to take over their country."Why and how did he manage to make people lose their minds? ...It is not Hitler who is mysterious--he is just a louse with a bit of magnetism; but the Germans are. My mistake was...that I overrated the Germans. They were smitten with his grammatical howlers and brassy lies, his slimy humor, his illiteracy, his bullying, his whining, his nervous fits, his half-crazed megalomania. Everything that made him revolting to me beguiled and inspired them. What is wrong with the Germans? They are mangled by resentments and foiled ambitions; constantly obsessed with the idea of being persecuted, cheated, and attacked by other peoples...."THE TURNING POINT by Klaus Mann is surprisingly relevant today, showing how history sometimes can repeat itself if people are unaware and allow it to happen. This finely written, deeply engrossing, memoir from 1942 is highly recommended for today's readers.

  • Denis
    2019-03-12 18:09

    A German destiny like no others. This autobiography, written by the son of Thomas Mann, and a well known writer himself, is the fascinating portrait of a man who was at the heart of the cultural world of old Europe. He depicts with great sensitivity and feeling an era, a country, an age that have now disappeared, and the result is achingly moving and beautiful. It's really the painting of times gone by forever. I read this massive book a long time ago, in French, and loved feeling engulfed by Mann's evocative talent into another era, and following Klaus' destiny through the ups and downs of his country. One of the great testimonies of intellectual life the first half of the XXth century.

  • Lola
    2019-03-07 15:06

    I read this book for the first time when I was about fourteen years old, and it opened up the world for me ! A turning point in every sense ... I remember making little lists of reference, names of authors I wanted to explore ...One of the best autobiographies ever written.

  • Nenad
    2019-03-02 14:19

    A remarkable account of the fall of the Weimar Republic, the rise of Hitler and life of German anti-Nazi intellectuals in emigration during WW2.

  • Eduardo
    2019-03-03 15:19

    A brilliant beautifully sad and yet hopeful memoir, full of famous literary figures, the rise of Hitler, and the life of a remarkable and tragic writer.